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Breviario di Spinoza 

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Breviario di frasi prese dalla filosofia di B. Spinoza (1632 - 1677)

























 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




Amore e Odio




L'Amore è Gioia, concomitante con l'idea di una causa esterna.

(Etica: III, Def. Af. 6)

L'Odio è Tristezza, concomitante con l'idea di una causa ester-na.

(Etica: III, Def Af. 7)

Colui il quale immagina che ciò che ama sia distrutto, si rat-tristerà; se, al contrario, immagina che si conservi, si ralle-grerà.

(Etica: III, 19)

Colui il quale immagina che ciò che odia sia distrutto, si ral-legrerà.

(Etica: III, 20)

Se immaginiamo che qualcuno produca un affetto di Gioia nella co-sa che amiamo, saremo mossi da Amore verso di lui.

Se, al contrario, immaginiamo che lo stesso produca un affetto di Tristezza nella cosa che amiamo, saremo viceversa mossi da Odio contro di lui.

(Etica: III, 22)

Chi immagina che ciò che ha in Odio sia affetto da Tristezza, si rallegrerà; se, al contrario, immagina che lo stesso sia affetto da Gioia si rattristerà.

(Etica: III, 23)

Ognuno, per quanto può, si sforzerà perché ami ciò che ama e odi ciò che odia.

(Etica: III, 31)

Quando amiamo una cosa che ci è simile, ci sforziamo per quanto è in noi di far sì che a sua volta ci ami.

(Etica: III, 33)

L'Odio non può mai essere buono.

(Etica: IV, 45)

È possibile che amiamo oppure abbiamo in Odio certe cose, senza conoscerne la causa; ma soltanto per simpatia (come dicono) o per antipatia.

(Etica: III, 15)


Le emozioni




I nomi degli affetti rispecchiano più il loro uso che la loro natura.

(Etica: Def. Af. 21)

L'affetto che si dice patema dell'animo è un'idea confusa, con la quale la Mente afferma una forza di esistere del suo Corpo [...] e, data la quale, la stessa Mente è determinata a pensare questo piuttosto che a quello.

(Etica: Def. Af. Generale)

Ognuno regola tutte le cose secondo il proprio affetto e coloro i quali, inoltre, sono combattuti da affetti contrari non sanno quel che vogliono; mentre coloro i quali non sono agitati da alcun affetto, sono spinti qua e là da un lieve impulso.

(Etica: III, 2)

Gli affetti umani indicano la potenza e l'arte se non degli uomini, almeno della natura non meno di molte altre cose che ammiriamo e della cui contemplazione ci dilettiamo.

(Etica:  IV, 57)

La Cupidità è la stessa essenza dell'uomo, in quanto si concepisce determinata da una certa sua affezione a fare qualcosa.

(Etica: Def. Af. 1)

L'Ammirazione è l'immaginazione di una certa cosa nella quale la Mente resta fissata.

Riconosco tre affetti primitivi ossia primari, e cioè la Gioia, la Tristezza e la Cupidità.

(Etica: Def. Af. 4)

Il Disprezzo è l'immaginazione di una certa cosa, che tocca co-sì poco la Mente, che la stessa Mente è spinta dalla presenza di una cosa a immaginare quel che nella stessa cosa non è, piuttosto quel che nella stessa cosa è.

(Etica: Def. Af. 5)

La Propensione è una Gioia concomitante con l'idea di una certa cosa che per accidente è causa di Gioia.

(Etica: Def. Af. 8)

L'avversione è Tristezza concomitante con l'idea di una certa cosa che per accidente è causa di Tristezza.

(Etica: Def. Af. 9)

La Devozione è Amore verso colui che ammiriamo.

L'Ammirazione nasce dalla novità della cosa.
 

Se accade che immaginiamo spesso cioè che ammiriamo, cesseremo di ammirarlo.

(Etica: Def. Af. 10)

L'Irrisione è Gioia nata dal fatto che immaginiamo che qualcosa che disprezziamo è presente nella cosa che odiamo.

Poiché supponiamo che l'uomo abbia in Odio ciò che è oggetto della sua Irrisione, segue che questa Gioia non è solida.

(Etica: Def. Af. 11)

La Speranza è una Gioia incostante, nata dall'idea di una cosa futura o passata, del cui esito in qualche misura dubitiamo.

(Etica: Def. Af. 12)

La Paura è un'incostante Tristezza nata dall'idea di una cosa futura o passata, del cui esito in una certa misura dubitiamo.

Non esiste Speranza senza Paura e Paura senza Speranza.

(Etica: Def. Af. 13)

La Sicurezza è Gioia nata dall'idea di una cosa futura o passa-ta, rispetto alla quale è venuta meno la ragione di dubitare.

(Etica: Def. Af. 14)

La Disperazione è Tristezza nata dall'idea di una cosa futura o passata, rispetto alla quale è venuta meno la ragione di dubitare.

(Etica: Def. Af. 15)

Il Gaudio è la Gioia che accompagna l'idea di una cosa passata che accade al di là della [nostra] speranza.

(Etica: Def. Af. 16)

Il Rimorso è la Tristezza che accompagna l'idea di una cosa pas-sata che accade contro la [nostra] speranza.

(Etica: Def. Af. 17)

La Commiserazione è la Tristezza che accompagna l'idea del Male che accade ad un altro che immaginiamo a noi simile.

(Etica: Def. Af. 18)

Il Favore è Amore verso qualcuno, che ha fatto bene a un altro.

(Etica: Def. Af. 19)

L'Indignazione è Odio verso qualcuno che ha fatto male a un altro.

(Etica: Def. Af. 20)

La Stima consiste nel sentire, per Amore, più del giusto nei confronti di qualcuno.

(Etica: Def. Af. 21)

La Disistima consiste nel sentire, per Odio, meno del giusto nei confronti di qualcuno.

(Etica: Def. Af. 22)

L'Invidia è Odio, in quanto produce nell'uomo un affetto per cui si rattrista della felicità altrui e, al contrario, gode dell'altrui Male.

(Etica: Def. Af. 23)

La Misericordia è Amore, in quanto produce nell'uomo un affetto per cui gode del bene altrui e, al contrario, si rattrista del Male altrui.

(Etica: Def. Af. 24)

La Soddisfazione di sé è Gioia nata dal fatto che l'uomo contempla se stesso e la propria potenza di agire.

(Etica: Def. Af. 25)

L'Umiltà è Tristezza nata dal fatto che l'uomo contempla la propria impotenza, o debolezza.

(Etica: Def. Af. 26)

Il Pentimento è Tristezza che accompagna l'idea di un certo fatto, che crediamo di aver compiuto per libero decreto della Mente.

Non c'è da meravigliarsi che assolutamente tutti gli atti che per consuetudine si chiamano cattivi siano seguiti da Tristezza e quelli che si dicono retti da Gioia.

In base al modo in cui ciascuno è stato educato, si pente di un certo fatto o se ne gloria.

(Etica: Def. Af. 27)

La Sottovalutazione di sé consiste nel sentire di sé, per Tristezza, meno del giusto.

Chiamiamo umile colui che spesso arrossisce, che confessa i pro-pri vizi e racconta le altrui virtù, che si fa indietro davanti a tutti e che infine cammina a capo basso e trascura gli ornamenti.

(Etica: Def. Af. 29)

Nella Sottovalutazione di sé è presente una falsa specie di Pietà e di Religione.

(Etica: IV, Cap. 22)

La Gloria è Gioia che accompagna l'idea di una certa nostra a-zione, che immaginiamo sia lodata dagli altri.

(Etica: Def. Af. 30)

La Vergogna è Tristezza che segue a un fatto di cui si ha pudore.

La Verecondia è la paura o timore della vergogna dalla quale l'uomo è trattenuto dal commettere qualcosa di turpe.

(Etica: Def. Af. 31)

L'Emulazione è Cupidità di una certa cosa, che si ingenera in noi, per il fatto che immaginiamo che gli altri abbiano la stessa Cupidità.

(Etica: Def. Af. 33)

Lo sforzo di fare bene a chi ci ama e si sforza di farci bene, si chiama Riconoscenza o Gratitudine; e perciò è manife-sto che gli uomini sono molto più preparati alla vendetta che a ricambiare un beneficio.

(Etica: III, 41)

La Benevolenza è Cupidità di fare bene a colui del quale abbiamo compassione.

(Etica: Def. Af. 35)

Per l'invidioso non vi è nulla di più gioioso che l'altrui infelicità e nulla di più molesto che l'altrui felicità.

(Etica: III, 39)

Lo sforzo di causare un male a colui che odiamo si chiama Ira; lo sforzo, invece, di ricambiare il male che ci è stato procurato si chiama Vendetta.

(Etica: III, 40)

La Crudeltà, o ferocia, è la Cupidità dalla quale qualcuno è incitato ad arrecare male a colui che amiamo o di cui abbiamo Compassione.

Alla Crudeltà si contrappone la Clemenza, che non è una passione, ma una potenza dell'animo con la quale l'uomo modera l'Ira e la Vendetta.

(Etica: Def. Af. 38)

Il Timore è la Cupidità di evitare con un male minore un male maggiore che temiamo.

(Etica: Def. Af. 39)

L'Audacia è la Cupidità dalla quale qualcuno è incitato a fare qualcosa in condizioni di pericolo che i suoi eguali temono af-frontare.

(Etica: Def. Af. 40)

Chiamerò intrepido colui il quale disprezza il male che di solito io temo.

(Etica: III, 51)

La Pusillanimità si predica di colui la cui Cupidità è repressa dal timore del pericolo, che i suoi eguali osano affrontare.

(Etica: Def. Af. 41)

La Costernazione si predica di colui la cui Cupidità di evitare il male è repressa dall'ammirazione del male che teme.

(Etica: Def. Af. 42)

L'Umanità, ossia la Modestia, è la Cupidità di fare le cose che piacciono agli uomini e di omettere quelle che dispiacciono loro.

(Etica: Def. Af. 43)

L’Ilarità non può avere eccesso, ma è sempre buona, e al contrario la Malinconia è sempre cattiva.

(Etica: IV, 42)

Il Riso come anche il gioco è pura Gioia; e perciò, purché non abbia eccesso, è di per sé buono.

(Etica: IV, 45)


La Superbia




La Superbia consiste nel sentire di sé, per amore di sé, più del giusto. […] Non si dà contrario di questo affetto.

Nessuno sente di sé, per Odio di se stesso, meno del giusto; anzi, nessuno sente di sé meno del giusto, in quanto im-magina di non potere questo o quello.

Qualunque cosa l'uomo immagina di non potere, la immagina in modo necessario e da questa immaginazione è disposto in modo tale da non potere in verità fare ciò che immagina di non poter fare.

In verità, se poniamo mente alle cose che dipendono dalla sola opinione, potremo concepire che può accadere che l'uomo senta di sé meno del giusto; può accadere, infatti, che qualcuno, mentre contempla tristemente la propria debolezza, immagini di essere disprezzato da tutti, e che ciò avvenga mentre gli altri a nulla pensano di meno che a disprezzarlo.

(Etica: Def. Af. 28)

Se gli uomini impotenti nell'animo fossero tutti egualmente su-perbi, se non si vergognassero di nulla e non avessero paura di qualcosa, come potrebbero essere uniti e costretti da vincoli?

(Etica: IV, 54)

Massima Superbia o Sottovalutazione di sé è massima ignoranza di sé.

(Etica: IV, 55)

Massima Superbia o massima Sottovalutazione di sé indica massima impotenza dell'animo.

[...] I superbi, e coloro che si sottovalutano sono massimamente soggetti agli affetti.

La Sottovalutazione di sé, tuttavia, può essere corretta più facilmente dalla Superbia, poiché questa è un affetto della Gioia, quella invece della Tristezza; e perciò questa è più forte di quella.

(Etica: IV, 56)

Il superbo ama la presenza dei parassiti o adulatori, odia invece quella degli uomini generosi.

[...] Il superbo è necessariamente invidioso.

Chi si sottovaluta è tuttavia vicino al superbo.

Sarebbe troppo lungo elencare tutti i mali della Superbia, poiché i superbi sono soggetti a tutti gli affetti; ma a nessuno meno che a quelli dell’Amore e della Misericordia.

(Etica: IV, 57)

La Stima facilmente rende superbo l’uomo che è stimato.

(Etica: IV, 49)

La Superbia è propria di chi comanda.

(Trattato Politico, VII, XXVII)


Attività e passività dell'animo: azioni e passioni




La nostra Mente è attiva in certe cose e passiva in altre, cioè in quanto ha idee adeguate, in tanto è necessariamente attiva in certe cose e in quanto ha idee inadeguate in tanto è necessaria-mente passiva.

(Etica: III, 1)

Né il Corpo può determinare la Mente a pensare né la Mente  può determinare il Corpo al movimento o alla quiete né a qua-lunque altra cosa.

(Etica: III, 2)

Le azioni della Mente hanno origine dalle sole idee adeguate, le passioni invece dipendono dalle sole idee inadeguate.

(Etica: III, 3)

Quando la Mente contempla se stessa e la sua potenza di agire si rallegra, e tanto più quanto più distintamente immagina se stessa e la sua potenza di agire.

(Etica: III, 53)

La Mente si sforza di immaginare soltanto quelle cose che pongono la sua potenza di agire.

(Etica: III, 54)

Quando la Mente immagina la propria impotenza, per ciò stesso si rattrista.

(Etica: III, 55)

Noi ci sforziamo di affermare di noi stessi e della cosa amata tutto ciò che immaginiamo che produca un affetto di Gioia in noi o nella cosa amata; e, al contrario, di negare tutto ciò che immaginiamo che produca un affetto di Tristezza in noi o nella cosa amata.

(Etica: III, 25)

La forza e l’incremento di ogni passione e la sua perseveranza nell’esistere non è definita dalla potenza con la quale ci sforziamo di perseverare nell’esistere, ma dalla potenza della causa esterna paragonata con la nostra.

(Etica: IV, 5)

A tutte le azioni alle quali siamo determinati da un affetto che è passione, possiamo senza di questo essere determinati da ragione.

(Etica: IV, 59)

Tratterò le azioni e gli appetiti umani come se fosse Questione di linee, di superfici o di corpi.

(Etica: III, Pref.)

Dico che noi agiamo quando in noi o fuori di noi avviene qualcosa di cui noi siamo causa adeguata, cioè quando dalla nostra natura, in noi o fuori di noi segue qualcosa che può essere compreso chiaramente e distintamente soltanto per mezzo della nostra stessa natura.

(Etica: III, Def. 2)

Per Affetto intendo le affezioni del Corpo umano con le quali la potenza di agire dello stesso Corpo è aumentata o diminuita, favorita o ostacolata e, simultaneamente, le idee di queste affezioni.

Se dunque possiamo essere causa adeguata di qualcuna di queste affezioni, allora per Affetto intendo una  azione, altrimenti una passione.

(Etica: III, Def. 3)

Gli uomini quando dicono che questa o quella azione del Corpo trae origine dalla Mente che esercita il proprio dominio sul Corpo, non sanno quello che dicono e non fanno altro che confessare con parole speciose di ignorare, senza meravigliarsene, la vera causa di quella azione.

(Etica: III, 2)