FOGLIO SPINOZIANO
EDIZIONE CARTACEA
N°0 (FEBBRAIO 1994)

Presentiamo il numero zero del Foglio Spinoziano che consisteva in una pagina bifronte A4 piegata in quattro parti in cui una facciata conteneva l'intestazione e il retro l'editoriale. All'interno, in due colonne, trovavano posto brevissimi saggi, articoli ed interventi di spinozisti in erba e non. Veniva spedita per abbonamento che consisteva in 12 francobolli da Lire 750. L'abbonamento era tutto qui. Gli abbonati furono moltissimi: la piccola rivista veniva spedita sia in Francia, che in Germania che ad alcuni negli Stati Uniti e in Israele, a tutti gli associati dell'Associazione Italiana degli Amici di Spinoza. Ancora oggi qualcuno scrive chiedendo di abbonarsi ma ricordiamo che la rivista chiuse dopo circa 14 mesi di attività per far prendere posto, qualche tempo dopo, alla versione on-line del Foglio Spinozi@no.
Di seguito gli altri numeri.
 
 

EDITORIALE DEL NUMERO ZERO

L'esigenza di mantenere vivi i contatti tra gli spinoziani e gli spinozisti
(i primi sono coloro che amano Spinoza e lo vivono,  secondi coloro che lo
studiano) ci spinge a comunicare assiduamente: infatti le riunioni che si
tengono nel corso dell'anno sono poche e attuate spesso in citta tra loro
lontane. L'Italia di certo non è immensa ma i siciliani ad esempio non
facilmente possono recarsi a Milano e viceversa, dati anche gli impegni di
chi lavora.  Quindi si è pensato di scrivere una specie di bollettino, in
un foglio solo e di semplice spesa (il francobollo) in modo che chiunque
possa intervenire con scritti, articoli e pensieri venuti in mente
sull'argomento; tutto ciò con cadenza inizialmente mensile. Gli apporti, in
termini di scritti, vengono inseriti, nei limiti del foglio, regolarmente
con ordine di arrivo.  La prima obiezione , ed a questa rispondo: bisogna
innanzitutto considerare che la comodità di un foglio solo non comoorta
problemi tecnici, primo fra tutti l'occorrenza di una busta; poi il
proposito fondamentale è quello di mantenere il contatto tra gli
spinoziani/isti (cioé la cosa più importante) poiché - dicevo  si è notato
che se si mantiene alto l'interesse per una cosa, quella stessa cosa dura
di piu; infine un articolo breve e conciso si legge meglio di uno lungo e
questo di certo non vuol dire che ci saranno dieci o venti articoli: come
può vedere, su tre colonne possono trovare posto tre articoli brevi o uno
lungo (da due colonne) e uno breve e così via. Inoltre, dato che ciascuno
che si interessa dello Spinoza è o un professionista o un semplice studioso
magari non esperto di filosofia, di certo non stupirà se prenderanno posto
vari scritti di generi diversi, magari semplici (qualcuno direbbe più
"popolari").  Si noterà che nel foglio (laddove il nome "Foglio Spinoziano"
sembra adatto) sul frontespizio trovano posto alcune righe nelle quali
inserire gli appuntamenti che i vari colleghi vorranno pubblicare, come
riunioni o congressi, e tutto ciò avverrebbe in tempo quasi reale, perché
nell'arco di un mese il Foglio uscirebbe regolarmente. Essendo una specie
di "lettera aperta" non ci sono problemi di ordine postale e non ce ne
sarebbero stati comunque. I numeretti a piè indicano un numero composto da
sette cifre: le prime due l'anno, le tre seguenti il numero di uscita del
Foglio, le ultime due il volume di rilegatura che si può fare cadenzando ad
esempio dieci Fogli: ogni dieci Fogli un volume. Le due lettere seguenti
indicano le iniziali del cognome e del nome di chi ha composto l'articolo o
qualsiasi altra cosa sia da pubblicare inerente a Spinoza.  L'indirizzo è
presso Croce Giovanni-Via T. Bernetti 18-00168 ROMA cercando magari di
scrivere una pagina di 54 righe con programma WORDSTAR (se possibile) da 65
colonne, che equivalgono ad una colonna del Foglio. Ove non possibile, una
pagina battuta a macchina, che sarà comunque ritrascritta in WORDSTAR. Chi
vuole può chiedere le copie su disco (previo contatto per la spesa di
spedizione e di dischetto; via modem ancora non attivata). Grazie

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ASSOCIAZIONI CULTURALI IN ITALIA

Si rifanno a Spinoza due associazioni culturali nel nostro Paese delle
quali vi diamo l'indirizzo. Infatti lo studente solitario sente il bisogno
di conoscere il Filosofo innanzitutto attraverso se stesso e poi non
sarebbe un attuatore della filosofia spinoziana colui il quale non si
inserisce in una società civile, composta da persone che usano la ragione
correttamente e senza superbia né con fini diversi da quelli del vivere
civile. La prima è "Associazione degli Amici di Spinoza", Via A. Saffi, 9 -
61029 Urbino PS, si riunisce ogni autunno e pubblica un bollettino annuale;
la seconda è l'"Associazione per l'Aedes Spinozana", Via Cartoleria 2 -
40124 Bologna EO, che pubblica un periodico intitolato "Ethica".
L'iscrizione è riservata a persone che vogliono seriamente studiare Spinoza.

L'INFINITO MATEMATICO E LA LOGICA SPINOZIANA DELLA PARTE NEL TUTTO

Senza dubbio l'aspetto piu lontano dal pensare quotidiano della gente
riguardo la filosofia di Spinoza è il rapporto tra Dio e la singolarità.
Dio - per Spinoza - è identificato come Sostanza di tutte le cose, eterna,
causa di sé e totalmente libera, necessaria e quindi mai lontana dalle sue
leggi naturali; mentre ogni cosa singola è un modo della Sostanza, una sua
modificazione finita, non libera e anzi soggetta a indefinite serie di
cause possibili e immaginabili. La Sostanza (o Dio) è infinita, i modi
invece no. Quando egli dice che "La Sostanza assolutamente infinita è
indivisibile" [Eth. I, prop. 13] sembra lontano credere che invece i modi
possano esserlo e le due cose essere tra loro compatibili, poiché il senso
comune ci spinge a credere ad esempio che così la materia sia infinitamente
divisibile e quindi come puo la Sostanza non esserlo? La spiegazione che il
Filosofo fa è che se la Sostanza fosse divisibile, si dividerebbe in parti
che o sono infinite anche loro oppure non lo sono. Nel primo caso ci
sarebbero più sostanze che consterebbero di parti infinite, il che è
assurdo, poiché prima si e precisato che esiste una sola Sostanza infinita;
nel secondo caso, ci sarebbero più sostanze che consterebbero di parti
finite, il che è anche questo assurdo, poiché si è definita la Sostanza
come infinita. La risoluzione di questo aspetto è, a mio giudizio, un
problema di interpretazione: supponiamo di avere un insieme formato da un
numero grandissimo ma finito di elementi; ogni singolo elemento e in
relazione con gli altri in molti modi ed è anche in relazione con la
totalità dell insieme, per il grande numero di probabilita di avere
relazione con ciascun elemento (ci sarà cioé almeno una probabilità di
avere la relazione di un elemento con tutti gli altri). Si stabilisce così
un rapporto uno-uno tra ciascun elemento dell'insieme ma anche un rapporto
uno-molti tra l'insieme e i suoi elementi. Ebbene se gli elementi di questo
infinito (cioé la Sostanza) che è in rapporto uno-molti con ciascun suo
elemento e in cui la sua divisibilità non avrebbe senso, poiché la parte
avrebbe connessione con il tutto al punto da esservi uguale. La parte, se e
uguale al tutto, non dovrebbe creare problemi.

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LIBRI

Ci è giunta la copia di un'opera di un autore americano, Gary Sugar,
intitolata "Treatise of Rational Metaphysics" . E' un lavoro di notevole
mole, che approfondisce  dell'"Ethica" e inserire delle correzioni in
quelli dubbi o molto spinosi (in termini di spiegazioni date dallo Spinoza)
in modo da avere una visione completa della filosofia spinoziana che non
dia àdito a critiche. L'opera non è ancora stata pubblicata e ci è
pervenuta come saggio corredata di moltissime note esplicative. Il
linguaggio usato da Sugar non è molto semplice perché tratta di concetti
che non sono semplici; egli parte dall'illustrare un modo nuovo di vedere
il pensiero di Spinoza, fornendo alcune pagine dense di proposizioni e
corollari che si rifanno a tutti i concetti spinoziani ma esposti con una
logica che non permette dubbi: ad esempio quando si parla del parallelismo,
egli dice "L'ordine e la connessione dei modi è la stessa in ciascun
attributo" [nostra trad., coroll.l prop. 1.2], mentre Spinoza dice
'L'ordine e la connessione delle idee sono identici all'ordine e la
connessione delle cose" [Eth. II, prop.7]. Nello stesso significato le
proposizioni di Sugar vogliono essere generiche piu possibile, poiché
infatti Spinoza si riferiva a soli due attributi, il Pensiero e
l'Estensione. Oietro dunque questa premessa si nasconde un testo assai
interessante che potrebbe chiarire molti dubbi e inserire, come tessere di
un mosaico, quelle poche nozioni che completerebbero l'opera di esposizione
dello Spinoza che, lungi dall'essere imperfetta, aveva dato non pochi
problemi di interpretazione a molti commentatori. Il saggio si compone di
sei Capitoli intitolati agli argomenti base della filosofia spinoziana:
Sostanza, Attributo e Modo (Cap l); l'Unità e la Molteplicità (Cap. 2);
Concetto e Percezione (Cap. 3); Eternità, Durata e Tempo (Cap. 4); Essenza
e Sé (Cap. 5); Opinione, Ragione e Intuizione (Cap. 6), introdotti da
un'Introduzione sui problemi degli Attributi e validamente esposti con una
minuzia eccezionale. Inoltre un altro aspetto del saggio che potrebbe
essere interessante, per chi cercasse analogie con altri Autori nell'ambito
dell' arte o filosofia o religione, sono le note che corredano l'opera e
che costituiscono una buona parte dello scritto: Sugar, con una grande
pazienza, dovuta alla sua passione per la filosofia spinoziana, ci offre
esempi di personalità di ogni ambito culturale, da Leonardo da Vinci a
Einstein, da Parmenide a Hegel, a Kant, a Galileo Galilei e così via,
illustrando quei pensieri e quelle opinioni che si avvicinano allo Spinoza
(in senso di analogia di pensiero), senza tralasciare neppure riferimenti
biblici o innumerevoli esempi delle religioni indiane, denotando una grande
professionalita nella ricerca e una cultura vastissima. Come Appendice,
fornisce un commento con spiegazioni, dei Capitoli alla fine della Quarta
Parte dell'Etica, intitolandola "Un sommario del modo razionale di vivere".
Purtroppo non sappiamo quando uscirà il testo che probabilmente sara prima
in inglese negli Stati Uniti. Un'anticipazione è stata data in "Studia
Spinozana" vol. 7 (1991). L'indirizzo è: dr. Sugar Gary, 1235, N.Dearborn
Chicago IL 60610.

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FOGLIO SPINOZIANO
EDIZIONE CARTACEA
N°3 (GIUGNO 1994)

Dal 6 al 30 maggio 1994 si è svolta a Urbino una rassegna di giornate di
studio intitolata "Visioni d'Europa" in cui il 19 maggio alle ore 10
nell'Istituto di Filosofia, via Saffi 9, il prof. Paolo Cristofolini ha
tenuto una conferenza dal titolo "Il corpo e l'immaginazione in Spinoza"
con l'introduzione della d.ssa Daniela Bostrenghi. Abbiamo ricevuto in
ritardo l'invito della conferenza e non ci è stato possibile comunicarlo
tempestivamente agli abbonati perché il Foglio era già stampato e spedito
ad alcuni. Ce ne scusiamo e preghiamo tutti coloro che avessero notizie
della conferenze svoltasi (o qualsiasi altra iniziativa in favore di
Spinoza) di comunicarcele entro e non oltre il 10 di ogni mese. Grazie.

" ...cos'è la memoria. Invero, essa non è nient'altro che una certa
concatenazione di idee implicanti la natura di cose che sono al di fuori
del corpo umano, la quale si forma nella mente secondo l'ordine e la
concatenazione delle modificazioni del corpo umano."
[B. Spinoza, 1632-1677]
"Diamo tempo alla memoria di compiere il suo primo e più impellente
ufficio: dimenticare."
[E. Montale, 1896-1981]

"La mia memoria è come un deposito di rifiuti."
[J.L. Borges, 1899-1986]

LIBRI

La De Donato (Società Editrice Barese s.r.l.) ha pubblicato nel 1988 un
volume di Nicola Badaloni dal titolo "Giordano Bruno, tra cosmologia ed
etica". Il libro riprende un saggio dello stesso Autore, "La filosofia di
Giordano Bruno" (Firenze, 1955), e con grande chiarezza e rigore
scientifico analizza l'Opera del Filosofo, sia dagli scritti giovanili fino
alle opere latine della maturità. Ne appare un ritratto di un uomo
<strategicamente situato alle origini del moderno e i cui richiami alla
filosofia spinoziana vengono esposti, facendo alcuni riferimenti al
Filosofo olandese ma lasciati alla intuizione di chi ne conosce il
pensiero. Non staremo a spiegare il pensiero di Bruno ma a sottolineare
come, all'interno dei molti lavori di critica, in questo libro si scorge
come il discorso cosmologico del Bruno, ben conosciuto in opere come "De
Infinito Universo et Mundi" ad esempio, si espanda toccando temi di etica e
di comportamento umano che interesseranno poi lo stesso Spinoza, pur nelle
differenze che separano i due; ne è un esempio il Capitolo VI intitolato
"Condizioni biologiche e antropologiche dell'agire umano". Innegabile
tuttavia è il fatto che la filosofia bruniana abbia una parte rilevante
nell'evoluzione della spinoziana; a tal proposito citiamo per esteso, da
questo Capitolo, un brano in cui l'Autore prende da Giovanni Gentile alcune
opinioni in materia di etica e morale: «La morale di Bruno è dunque legata
strettamente alla comprensione del legame vicissitudinale che sussiste tra
il sensibile e il razionale, tra l'uomo e il divino: Gentile, accennando
all'incontro Bruno-Spaventa, osserva: "Bruno [...] tra i pensatori può
dirsi il poeta dell'immanenza. Nessuno ha sentito ed espresso con lo stesso
ardore di lui l'eroico furore dell'anima che vede Dio in tutto e di Dio si
sente invasata [...]. Spinoza, pur avendo quasi potenziato il pensiero del
Bruno e liberato la natura tutta divina dall'ombra che ancora l'aduggiava
in Bruno, del Dio dei teologi, riesce a raffreddare e irrigidire quel vivo
senso del divino che ispira il Nolano. Lo Spaventa, pur amando studiare
[...] la maturità del pensiero di Bruno nel filosofo olandese, si compiace
di quella commozione, di quella robusta energia che ha la convinzione
ancora immatura, quasi fides quaerens intellectum; se ne compiace perché
questa di Bruno è la sua fede fondamentale e tutto il suo hegelismo ha
anch'esso per motto: tutto in tutto". In Bruno, conclude Gentile, "è
adombrata questa idea dello spirito come umanità di Dio, o coscienza che
Dio, realizzandosi, acquista di sé nell'uomo. Ond'egli pare allo Spaventa
'il primo filosofo moderno dopo il Risorgimento' [...]. Altro che
riprodurre il pensiero degli eleati come affermarono il Brucker, il
Tennemann e tanti altri storici stranieri e italiani! Egli è il
predecessore di Cartesio e di Spinoza!..."» [pag. 80]. Annotiamo come tutto
il libro segua in effetti la traccia di uno studio per comparare idealmente
le idee del Bruno e di Spinoza: il Cap. III intitola "Sulle tracce di un
metodo della scienza: 'ombre', sigilli' e 'statue'"; il IV "La natura come
infinito in intensione e in estensione"; il VII "Dall'antropologia naturale
all'etica 'eroica' e civile"; l'VIII "La politica come forma della
'filantropia'". Le note bibliografiche e l'indice degli Autori ne
completano l'opera.

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EDITORIALE DEL NUMERO TRE

Con il numero tre iniziamo a spedire il Foglio spinoziano anche via fax,
dati numerosi che ce lo hanno chiesto. Abbiamo deciso che, dato che il
Foglio si autofinanzia, chi avesse intenzione di riceverlo in tempo reale
appena stampato, può spedire in una busta solo 6 francobolli da L. 750
(abbonamento valido un anno) e il numero di fax presso il quale intende
ricevere il Foglio. Si rende necessario questo poiché riusciremmo a
recuperare la spesa telefonica con la spedizione agli abbonati all'estero,
ai quali viene spedito gratuitamente il Foglio per esigenze di reperibilità
dei francobolli all'Estero.

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IL "CONATUS" SPINOZIANO

"Conatus" viene tradotto in italiano solitamente con sforzo ed è un
concetto fondamentale per l'architettura geometrica della filosofia di
Spinoza. Il conatus è lo sforzo di essere, l'essenza di ogni e ciascuna
cosa singola che esprime in un certo e determinato modo la potenza di Dio.
Che lo sforzo di essere sia prerogativa dell'uomo è subito contestata da
Spinoza: nella proposizione 6 della terza Parte dell'Ethica si afferma che
"ogni cosa, per quanto può, si sforza di perseverare nel suo essere";
questo perché nessuna cosa può essere completamente distrutta ma solo
modificata e che anzi si oppone, per quanto può ed è in essa, a qualunque
cosa che può ledere la sua esistenza . L ' uomo è una parte di Dio, quindi
anch'egli rientra a far parte di questa funzione del conatus, interpretato
proprio come piena dinamicità nell'affermazione di sé, che implica non un
tempo finito oltre il quale l'essenza umana si esaurisce, bensì un tempo
indefinito [Eth. III, prop. 8], una corsa verso la piena realizzazione
dell'esistenza, attraverso un'infinità di articolazioni e varietà, tante
quante sono quelle di ciascun individuo. Tuttavia, a differenza delle cose
singole, per l'uomo esiste la consapevolezza di essere consci di questo
sforzo [Eth. III, prop. 9 e dimostr.]: sia in uno stato attivo che passivo,
con idee chiare o con idee inadeguate esiste questa consapevolezza. Questa
grande differenza fa evolvere il pensiero spinoziano che, se avesse inteso
lo sforzo solo come una mera lotta per la soprawivenza non avrebbe spiegato
l'individualità umana, la spinta verso la realizzazione della personalità
insita in ciascuno di noi. Rientra dunque, con un concetto tutto
contemporaneo, la voglia di porre l'uomo al suo giusto posto: l'uomo
contemporaneo sa di essere una personalità da sviluppare pienamente
attraverso una sua ricerca individuale e concreta. Come risolvere allora,
da parte dello Spinoza, il bisogno di occuparsi anche della volontà umana,
apparentemente esclusa nei primi due libri dell'Ethica? Per Spinoza la
volontà è lo sforzo stesso, se si riferisce alla mente soltanto e, se si
riferisce anche al corpo, si chiama appetito [Eth. III prop. 9 scol. ] .
Noi appetiamo una cosa (reale o immaginaria) se abbiamo la consapevolezza
dello sforzo che intendiamo usare per avere o volere quella determinata
cosa e questa consapevolezza è la cupidità [Eth. III, ib.], termine latino
per desiderio: noi dunque non tendiamo a una cosa perché è buona ma, al
contrario una cosa per noi è buona perché tendiamo ad essa e attraverso lo
sforzo si regge tutta la filosofia delle passioni. Tutto questo nega valori
inerenti alle cose ma Spinoza non incoraggia un agnosticismo morale, anzi
pensa di potersi sottrarre all'anarchia più spietata perché lo sforzo di
conservare il proprio essere non è il desiderio di sopraffare l'altro ma è
proporzionato all'essenza dell'individuo stesso: la cupidità è una unità
dinamica (e non statica dunque) cosciente dell'azione umana. conscia di un
certo itinerario da compiere diverso da individuo a individuo e che giunge
ad una "riflessione razionale", come scrive R. Misrhai. Il conatus spinge
alla
ricerca dell'utile ma dell'utile più grande per l'uomo e l'umanità intera
[Eth. IV, prop. 35 coroll. 2; IV, prop. 36] e non si conquista con guerre o
con odii ma nella pacifica unione tra uomini per una società migliore. Si
può dire anche, come afferma M. de Unamuno, che il conatus è semplicemente
lo sforzo dinamico di "non voler morire" ma non solo in senso strettamente
individuale (l'uomo libero pensa alla vita e non alla morte, cfr. Eth. IV,
prop. 67), bensì nel senso sociale più ampio possibile. Si vede quindi come
attraverso il concetto di conatus lo Spinoza tenti di unire l'individualità
con la socialità: elevando l'una si innalza anche l'altra.

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Un nostro abbonato, Paolo Zizi, ci invia un articolo pubblicato nel 1982.
LA CONCRETEZZA DI SPINOZA

Il primo che considerò con piena consapevolezza spirito e materia come una
cosa sola, pensiero ed estensione come modificazione dello stesso
principio, fu Spinoza: "essere spinoziani è l'inizio essensiale del
filosofare", così si esprimerà il "genio" hegeliano presentando la sua
filosofia come una revisione corretta dello spinozismo. Nel '600 il
problema di garantire un valore "reale" alla scienza fondata su definizioni
convenzionali non era nuova. Esso era già stato avvertito da Hobbes e sarà
più lungamente dibattuto da Locke, il quale perverrà alla chiara soluzione
che i principi dedotti da definzioni arbitrarie valgono sul piano ideale ma
hanno un valore in rapporto a tutti gli oggetti reali che l'esperienza ci
presenta in conformità alle nostre definizioni. L'olandese non segue questa
via, ne percorre un'altra mai tentata prima, col porre lo stressante
interrogativo: è possibilepassare dal piano delle definizioni a quello
dell'esistenza reale senza la medi zione dell'esperienza? E' indubbio che
tutte le definizioni proposte da Spinoza nelle sue opere sono in primo
luogo spiegazioni dei termini usati, cioé presentazioni di concetti. A
chiarirci le idee ci pensa lo stesso Spinoza, quando scrive all'amico De
Vries: "Se qualcuno mi chiede la descrizione del tempio di Salomone debbo
fornigli una descrizione esatta, se non intendo scherzare. Ma se io ho in
mente un tempio che mi propongo di costruire, e dal suo progetto concludo
che debbo acquistare un determinato terreno, può un uomo sano di mente dire
che io ho concluso a sproposito per aver adottata una falsa definizione? O
forse si potrà esigere da me che io dimostri la mia definizione?"

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FOGLIO SPINOZIANO
EDIZIONE CARTACEA
N°4 (LUGLIO 1994)

L'Associazione Italiana degli Amici di Spinoza ha comunicato le linee guida
del suo programma per il secondo semestre 1994. L'Assemblea annuale
dell'Associazione si terrà a Napoli nella seconda metà di ottobre. In
particolare l'associazione chiede di moltiplicare il numero di iscritti
dove, lo ricordiamo, l'iscrizione annua costa Lire 25.000. L'invito poi di
moltiplicare le iniziative a favore di Spinoza nel periodo di inizio delle
scuole sembra una proposta interessante. L'indirizzo, che riportiamo di
nuovo con l'auspicio di un aumento di associati, è: Ass. Ital. degli Amici
di Spinoza, Via Saffi 9, 61029 Urbino (PS). Condizioni vantaggiose inoltre
sono riservate ai membri che desiderano acquistare alcuni libri su Spinoza.
Ecco alcuni titoli: "Spinoza contra Leibniz. Documenti di uno scontro
intellettuale (1676-1678)" a cura di V. Morfino, pref. di E. Balibar,
Edizioni Unicopli, Milano L. 24.000, sconto 20%; "Vite di Spinoza" di J.-M.
Lucas, J. Colerus, trad. e note a cura di R.Bordoli; in appendice "La
biblioteca di Spinoza" a cura di P.Pozzi, Quodlibet edizioni, Macerata L.
20.000, sconto 20%, e molti altri. Per informazioni rivolgersi
all'Associazione.

EDITORIALE DEL NUMERO QUATTRO

Mi sembrava doveroso dedicare un numero del Foglio Spinoziano alla Prof.ssa
Emilia Giancotti, per commemorarne la scomparsa awenuta il 31 maggio 1992.
In realtà, almeno idealmente, tutta l'operazione del Foglio Spinoziano è
ispirata alla sua figura di grande rappresentante dello spinozismo
italiano. Ricordo di essere venuto a contatto con la Profeassoressa
Giancotti in seguito alla lettura della sua traduzione dell'Ethica per la
Editori Riuniti, una traduzione nuova, scevra da tante problematiche
inerenti alla filosofia spinoziana proprio in base alle Note esplicative,
vero compendio di soluzioni ai problemi dello spinozismo. Ella, come grande
studiosa della figura etica di Spinoza, si interessò sempre di spiegarne,
da un punto di vista della chiarezza nonché della semplicità d'esposizione,
la profondità filosofica attraverso una coerenza insita nella stessa
filosofia spinoziana. La lettura della nuova versione dell'Ethica riaccese
in me nuovo fervore e interesse verso il nostro Filosofo, e in una lettera
che le scrissi per complimentarmi del modo di tradurre quell'Opera non
nascosi la necessità di creare un gruppo di studio che accentrasse persone
appassionate di Spinoza, che potessero esprimere tra loro questo amore.
Ella mi rispose dicendomi chel'Associazione era appena sorta e mi invitava
ad iscrivermi come Socio. Ne fui molto felice e in un successivo colloquio
mi dimostrò così tanta energia attraverso la sua figura (ne ricordo il
sorriso così potente e sincero) che da quel momento dissi a me stesso che
il mio punto di riferimento per un impegno verso la diffusione della
filosofia e dell'etica spinoziana sarebbe stato proprio lei. La sua
scomparsa ha aperto un profondo dolore nel cuore di tutti coloro che la
conoscevano, nell'ambito dell'Associazione Italiana degli Amici di Spinoza
della quale era la Presidente, per l'ambiente accademico, nel quale era
stimata da tutti come una grande professionista: ricordo forse la sua opera
più importante, il Lexicon Spinozanum. Lungi da me farne una persona
distante dalla sua quotidianità, mi riesce quindi automatico pensare che il
suo ricordo sia uno sprone verso una sempre maggior esattezza e
professionalità nei confronti di Spinoza. Dedicarle così questo numero, con
questo piccolo gesto e nell'ambito limitato che il Foglio Spinoziano ha
riguardo la sua diffusione, è un grande conforto per tutti coloro che ne
prendono parte e uno stimolo a continuare sempre sulla stessa scia.
Arrivederci, Emilia.

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LETTERE

Da un lettore di Roma, il signor Gaetano Impressionato, riceviamo e
pubblichiamo:"In questo periodo in cui tutto sembra essere
provvisorio,instabile e poco durevole, lo studio e la presenza di tante
persone che interpretano Spinoza mi conforta alquanto proprio per due
motivi essenziali: innanzitutto lo studio in genere perché la cultura è il
vero bagaglio di una società, arma tra le più pacifiche e più potenti al
tempo stesso per la riuscita di un futuro migliore per tutti: una società
senza cultura, senza radici storico-culturali, non ha speranza di proseguire la sua marcia per
la sopravvivenza e presto è destinata al pieno fallimento e a deperire;
secondopoi l'interesse verso Spinoza è un elemento utile per capire le
origini di tutto un movimento civile che si è fatto strada nei secoli e
certo per opera di migliaia di personaggi storico-culturali dei quali
Spinoza è solo uno: il movimento per la democrazia. Spinoza ci insegna non
tanto a credere nella democrazia quanto alla necessità che ci debba essere,
per la piena riuscita di una corretta società. Al di là di rigidi
schieramenti politici, mi sembra il caso di costruire, mantenere e
proseguire insieme la voglia di essere della democrazia anche con la
cultura, tutti assieme, di qualunque tipo essa sia, purché rivolta al
corretto uso della ragione. Proprio perché questa lettra non abbia fattezze
politiche mi è sembrato opportuno enunciare questi pochi pensieri in virtù
della loro universalità presso tutti i gruppi che operano nella nostra
società attraverso la politica e le istituzioni."
"L'uomo che è guidato dalla ragione è più libero nello Stato, dove vive
secondo una decisione comune, che in solitudine, dove obbedisce solo a se
stesso" [Ethica, parte IV, prop. 73];
"[...]Dunque l'uomo che è guidato dalla ragione, per vivere più
liberamente, desidera osservare i diritti comuni dello Stato"  [ib.,
dimostr.]

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LA LETTERA SUL CRISTO

Il 15 novembre 1675 Enrico Oldemburg scrive una breve lettera a Spinoza,
del quale era suo devoto amico: in essa erano manifestati alcuni timori
sulla pubblicazione, annunciata dallo stesso Spinoza, dell'"Etica".
Oldemburg dice che ci sono alcune tesi da chiarire, le quali se non
spiegate bene, potrebbero compromettere la nomea del Filosofo presso i
circoli cristiani; egli scrive che, secondo questi, Spinoza distruggerebbe
"l'autorità e il valore dei miracoli, sui quali soltanto è persuasione di
quasi tutti i cristiani che riposi la certezza della divina rivelazione".
La risposta di Spinoza - forse con un tono alquanto infastidito (di certo
non verso l'Oldemburg) - non si fa attendere ed è anch'essa di una brevità
inversamente proporzionale al suo contenuto. La Lettera 73 è quella breve
lettera, indicata come la lettera "sul Cristo" perché contiene l'opinione
del Filosofo circa la natura di Gesù. Possiamo suddividerla in tre
argomentazioni, ciascuna delle quali esprime un caposaldo della sua
filosofia. Il primo afferma che Dio è causa immanente e non transitiva,
condizione fondamentale per tutta l'architettura spinoziana: Dio non è
esterno alle cose e al mondo (transeunte) bensì le cose e il mondo sono in
Dio. Questo comporta un atto programmatico: inutile è parlare di argomenti
che non hanno a che vedere con questo assunto; inoltre da ciò derivano i
concetti di necessità, di libertà, di etica spinoziani. Il secondo
argomento è collegato a questo anche se non sembra a prima vista: nel Cap.
VI del "Tractatus Theologico- Politicus" Spinoza parla dei miracoli e li
imputa all'iqnoranza nel conoscere cause materiali che possono spiegarli, cause che possono
essere cercate e trovate nella Sacra Scrittura e, sicuramente, seguenti
leggi naturali. La Rivelazione ha come sua certezza la sapienza della
dottrina e non i miracoli, anzi questi ultimi e la superstizione sono
ignoranza e la religione vera è sapienza. Questo è logico: nella realtà
delle cose intesa dal Filosofo, tutto segue leggi naturali ben determinate
che Dio non può cambiare perché, se lo facesse, non sarebbero più leggi
causali determinate e Dio non sarebbe più immanente ma transitivo; questo
costituirebbe una tesi assurda in quanto Spinoza afferma il contrario.
Inoltre la variazione di qualche evento da parte di Dio spezzerebbe
quell'ordine implicito nella successione di cause ed effetti nella quale
tutto è immerso, incluso Dio stesso. Da questo, Spinoza non può non dare
una stoccata a quei cristiani che "si distinguono dagli altri non per la
fede né per la carità né per gli altri doni dello Spirito Santo, ma solo
per convenzione" poiché la loro unica arma di difesa contro quanti li
accusano è la validità dell'esistenza dei miracoli, cioé di atti contro la
natura delle cose, delle normali e deterministiche leggi naturali. I
miracoli sono frutto dell'ignoranza (anche nel senso di ignorare le vere
cause degli stessi) e quindi quei cristiani che usano questi per difendere
le loro tesi anziché usare la fede, la carità ed altri doni dello Spirito
Santo, sono ignoranti, quindi - si scorge un senso ironico ma anche di
fastidio - non fanno preoccupare di molto il Filosofo. Infine il terzo
argomento è proprio su chi sia per Spinoza, Gesù Cristo: egli deve essere
conosciuto, per giungere alla salvezza, non tanto attraverso la carne ma
attraverso lo spirito cioé attraverso la sapienza eterna di Dio,
manifestata in ogni cosa (perché immanente) e massimamente nella mente
umana di Cristo in un modo tutto particolare. "Infatti" dice "nessuno può
raggiungere senza di essa lo stato della beatitudine, inquantoché essa sola
insegna a distinguere il vero dal falso, il bene dal male". Per questo
dunque i discepoli praticarono l'opera di Gesù, per permettere a tutti di
conoscerla. Non ci dilungheremo sui paralleli tra questo concetto di
beatitudine e quello contenuto nella quinta parte dell'"Etica";
concluderemo aggiungendo che a quanti affermano che Dio ha assunto forma
umana, Spinoza semplicemente dice che non li capisce, come a dire che il
cerchio assuma la natura del quadrato. Egli conclude in un modo che
dovrebbe troncare altre dispute: "Se poi ciò [che ho detto, ndr] vada a
genio a quei Cristiani che voi [Oldemburg, ndr] sapete, lo potrete vedere
meglio voi di me". Ciò non avviene perché lo stesso Oldemburg, il 16
dicembre, gli pone altre domande e chiarimenti ai quali il filosofo
risponde successivamente (lettera 78), spiegando ad esempio cosa intenda
per la passione di Cristo ad esempio, dicendo di essere d'accordo
nell'intenderla letteralmente, ma di intendere allegoricamente solo la
resurrezione.

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NEL PROSSIMO NUMERO
"PARALLELI TRA SPINOZA E FROMM NELL'OPERA "PSICOANALISI DELL'AMORE"
"FEUERBACH, LA NATURA E LA RELIGIONE"