INTERSEZIONI – NUMERO 0

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intersezioni numero 0
spinoza filosofia pratica vita attiva

a cura di Paola T. Grassi

La potenza e la saggezza

Nella sua Prefazione a Esercizi spirituali e filosofia antica, Pierre Hadot, recentemente congedatosi da questo mondo, definisce il senso generale del volume, che è una collettanea di saggi raccolta nell’arco di una diecina d’anni, con la convinzione che l’atto filosofico, il gesto del filosofare, corrisponda ad una conversione. E ricorda l’entusiasmo con il quale nel 1939 commentava l’argomento della sua dissertazione: «La filosofia non è la costruzione di un sistema, ma la ferma decisione di guardare ingenuamente in sé e intorno a sé». O, quanto meno, e spinozianamente aggiungeremmo, non soltanto. La filosofia, potremmo perfezionare, non è solo e tanto una sistematica, quanto una intenzione di esplorare il sé e ciò che lo circonda. O, altrimenti detto, il perpetuo esercitarsi nella esplorazione del mondo coltivando l’arte di fare scoperte.
La nozione di «esercizio spirituale» non intende ricercare un nuovo tipo di spiritualità edificante, come tiene a specificare Arnold Davidson; è tuttavia un fatto che, oltre ad essere il risultato della devozione filologica di una vita, questo concetto riferisce di istanze ed esigenze pratiche di trasformazione: sperimentare la metamorfosi e alimentare nuovi modi di orientarsi nel mondo attraverso l’interminabile apprendistato dell’auto-perfezionamento.
L’ispirazione delle riflessioni hadottiane deve molto alla lettura di una raccolta di pensieri di Georges Friedmann pubblicata da Gallimard nel 1970 con il titolo La puissance et la sagesse e ne tradisce la genealogia spinoziana. Sulla base di una personale corrispondenza con Friedmann, autore anche dell’articolo Le sage et notre siècle comparso nella raccolta di contributi del 1977 in occasione del convegno organizzato dal CNRS per il terzo centenario della morte di Spinoza (Revue de Synthèse, XCIX), Hadot non teme di affermare che non esiste alcuna tradizione (ebraica, cristiana, orientale) compatibile con le esigenze della situazione spirituale contemporanea; ma non solo, suggerisce altresì che, se Friedmann se lo fosse chiesto, si sarebbe accorto che la tradizione antica continua a vivere in lui come in ognuno di noi.
La vivente dialettica fra discorso filosofico e modo di vivere che definisce il filosofare alla maniera degli antichi non si esaurisce in epoca ellenistica, ma rimane attiva e produttiva nella storia della filosofia moderna, anche in autori di sistema come il nostro.
In una pagina datata 3 agosto 1942, il sociologo marxista francese annotava: «Vi è un linguaggio adattato al “volgo” (come dice Spinoza), un piano dove si diviene silenti tra le passioni, gli uomini che si scontrano gli uni contro gli altri a causa del loro egoismo e dei loro appetiti. È il piano ove si situa Spinoza quando scrive il Trattato Politico e anche la maggior parte dei capitoli del Teologico-Politico. È quello della vita quotidiana. Non si può filosofare con il droghiere o con la donna delle pulizie ma si può (cosa che è l’essenziale) toccare in loro l’umano, il vero. Si può, indirizzandosi a loro, ridurre al minimo, nel pensiero, ciò che è insincero, falso. Parlare un linguaggio adattato al “volgo”: sì. Tradire, mentire: no. Ogni volta che sia possibile e con chiunque possa intendere ragione, essere vero e intransigente. Non incoraggiare mai le passioni. Ascoltare in silenzio quando non si può fare di meglio. Ma mai dimorare tutta una giornata su questo piano. “Fare il proprio volo, ogni giorno!”. Almeno un momento, che può essere breve, purchè intenso. Ogni giorno un “esercizio spirituale”, da solo o in compagnia di un uomo che voglia anche lui migliorarsi. Esercizi spirituali. Uscire dalla durata. Sforzarsi di spogliarti delle tue passioni, le vanità, il prurito del rumore intorno al tuo nome (che di tanto in tanto ti danneggia come un male cronico). Fuggire la maldicenza. Deporre la pietà e l’odio. Amare tutti gli uomini liberi. Eternarsi superandosi».
Così acclarata prende qui vita una sezione del Foglio dedicata alle Intersezioni spinoziane, con questo titolo riferendoci ad una serie di incontri fra il pensiero di Spinoza e la filosofia pratica che animano la storia delle idee e confermano come vera l’ipotesi hadottiana: che la filosofia moderna non dimentica il modo degli antichi, ma al contrario lo alimenta e lo innova. Particolarmente là dove il filosofare sistematico, nella fattispecie quello di Spinoza, si allontana da se stesso e finisce con l’intercettare traiettorie non filosofiche. I crocevia di questo continuum saranno qui determinati dall’incontro di temi e modi spinoziani con Shakespeare e Goethe, Emerson e Nietzsche.

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Comments (2)

  • palmiro

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    pur facendo parte del volgo ho trovato molto interessante l'intersezione fra la mia attenzione e questo articolo.
    Ci attacco un pensiero, vedete voi se ha senso.
    Sono d'accordo sul fatto che fra filosofia e modo di vivere vi sia un nesso inscindibile e che questo riguardi tutta la società. Ma penso che se non si definisce il metodo dell'esercizio spirituale, "l'apprendistato all'autoperfezionamneto" rimane nel mondo delle aspirazioni collettive e non diventa prassi. Quello che posso constatare guardandomi intorno è che la dialettica fra discorso filosofico e modo di vivere è attualmente "poco vivente". Sarebbe diverso se si uscisse dal vago per definire cosa è esattamente l'esercizio spirituale: cosa fare. Ma si tratterebbe ancora di filosofia? (qui il ragionamento diventa circolare…)

    Gianluca

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  • G+

    |

    Sarebbe un errore dire che "ciascuno è filosofo" poiché appunto non tutti conoscono il metodo della loro filosofia.
    Credo che, personalmente, il metodo ho potuto trovarlo nella filosofia di Spinoza e l'applicazione certo è ardua.

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