“Introduzione alle filosofie clandestine”

Written by Foglio Spinoziano on . Posted in blog

La diffusione della filosofia spinoziana, una volta morto Spinoza nel 1677, nasce anche da tutto un insieme di filosofi e pensatori liberi attraverso opere la cui diffusione era slegata dalla pubblicazione di libri che commentavano il suo pensiero. Come è noto, attraverso il Dizionario di Bayle viene tracciata una prima idea della sua filosofia attraverso la descrizione della sua figura di filosofo. Quale era la genesi per del pensiero ateo e/o libertino in Europa e in che modo le idee di Spinoza furono fatte circolare attraverso i secoli, almeno fino alla fine del Settecento? Un bel libro che risponde a questa domanda è Introduzione alle filosofie clandestine di Gianni Paganini della Laterza (2008) in cui nelle cinque parti del volume si prende in considerazione dall’origine prima del Seicento quella “filosofia clandestina” come persecuzione di un pensiero critico e libero rispetto al dogmatismo imperante cattolico (e non solo): vengono presi in rassegna due dei libri clandestini più audaci e temuti, il Teophrastus redivivus e il Colloquium Heptaplomeres fino ai Quattrains du deiste. In questo periodo storico che arriva fino al termine del Seicento, la letteratura e la filosofia atea e critica sono anche paradigmi di autocensura e, appunto, clandestinità. Nel secondo e terzo capitolo si arriva a prendere in considerazione proprio tutta quella serie di commentatori, pensatori laici e atei che si sono inoltrati in un primo studio del pensiero spinoziano, spesso facendo coincidere spinozismo e libertinismo: l’Esprit de Spinoza ne è l’esempio più calzante, senza tralasciare I tre impostori, libro temutissimo in tutta europa per secoli. Tuttavia non si deve credere che Spinoza sia al centro della discussione libertina ed atea del periodo settecentesco: molti pensatori quali Hume e Locke ad esempio sono bersaglio di commenti e idee che strisciano nel sottobosco ufficiale arrivando a tessere una maglia di idee e pubblicazioni eseguite a mano numerosissime; non si dimentichi la scuola pirroniana e lo stesso Malebranche. E’ specialmente in Francia che si osserva il maggior numero di pubblicazioni clandestine ma il fenomeno è rilevante in tutta Europa. Una volta che, dopo il Settecento, si arriva all’Ottocento, si osserva che ormai è preponderante la pubblicazione in cartaceo di questi libelli nascosti che tanto hanno fatto tremare l’ortodossia clericale e imperiale, nonostante molti, tra i quali ad esempio il Vanini, furono condannati a morte. Lo stesso Voltaire ricopiò e stampò, espurgando i più immediati concetti di ateismo, molti di questi libelli, forse aprendo la strada ad una conoscenza di essi. Nonostante questa novità di presentare opere molto pericolose in un formato più accessibile al pubblico, forse si perde però la naturalezza della diffusione clandestina la quale voleva forse affermare il primato della libera diffusione di idee alternative anche se sicuramente osteggiate dalla classe politica e teologica del tempo.

Introduzione elle filosofie clandestine di Gianni Paganini
Laterza, 2008, 174 pp.
Euro 12,00

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