MATERIALI RICEVUTI
Questo Paradiso di Giorgio Linguaglossa è un labirinto, ovvero, il luogo della perdita del senso. La indirezionalità permea il Logos dell'opera, un maledetto clinamen fa divergere ogni azione ed ogni parola del Libro: innumerevoli personaggi cercano con tutte le forze una direzione di senso o uno spiraglio verso la verità, ma questo nobile tentativo umano cerrà frustrato, la risposta di Achamoth (l'Angelo della Storia) a Sterchele (il falso angelo) è lapidaria e drammatica. La struttura del Libro è presto detta: campeggiano le tre città "La città di Lite", il luogo del drammatico scontro tra angeli e dèmoni, tra angeli e uomini e tra gli uomini medesimi. Gli angeli parlano, ma il loro logos è ellittico e sibillino, le metafore e le similitudini che ivi campeggiano sono parallattiche e infingarde, la poesia cessa di essere tridimensionale, com'è evidente nel prologo che ha nome Prima navigazione, per sussumere la veste retorica della grande filosofia classica, della teologia tomistica, delle filosofie della certezza dogmatica. srafaele, Sterchele, Achamoth, Dedraele, Schemchele, Michele, Raffaele parlano, ma il rutilare del loro logos è infestato da un'infezione. "La città di Dite" è invece il luogo della Storia, i personaggi, veri e falsi, inventati o realmente esistiti, entrano ed escono di scena, il loro volto e la loro parola sono deturpati dalla lotta intrapresa; Albius Lucilius, (l'onesto, oscuro soldato romano), Ursula (la bellissima prostituta che, senza saperlo, contribuisce a reggere l'impero), Antipatro, il "bastardo" che difenderà l'impero ormai ribelle, Agrippa postumo, l'ultimo oppositore dell'impero, il Duca d'Alba, Basilide sono tutti personaggi drammatici perché semplici, poi verranno i dilemmatici, i problematici: Giuda, nelle poesie a lui intitolate, Cristo, Cartesio, Spinoza, gli amanti della poesia L'amuleto, Jeronimush, Enesidemo, fino a giungere al Processo a Carneade ove gli angeli Munkar e Nakir interrogano il filosofo perché "il tuo pensiero proviene dalla lebbra e produce lebbra". E' uno scontro brutale e totale tra il filosofo che compostamente rigetta le accuse per rivolgerle contro i suoi accusatori e gli angeli della morte.
Dimmi Baruch di Giorgio Linguaglossa
Dimmi
Baruch, commerci con gli uomini,
giochi
a dadi con loro, mangi spaghetti, bevi birra?
Dimmi
Baruch, a che punto è la morte?
E
la tua filosofia resiste dinanzi alla morte
o
si dissolve in bolla di sapone?
Dimmi
Baruch, perché l'Etica e non l'Estetica?
Preferisci
l'architettura delle regole all'architettura dei suoni?
E
perché questo mestiere di orologiaio
e
non aguzzino, avventuriere, drammaturgo?
Forse
che orologiaio non rima con immondezzaio?
L'impero
delle regole non è dissimile dall'impero del letame?
In
verità, sei un protoborghese Baruch,
disprezzi
la cupola fiorita delle rime
ma
la tua filosofia non può nulla contro la morte.
Dovresti
fottere con la puttane di Amsterdam
o
mettere su famiglia, tanti pargoli quanti le dita della tua mano,
porre
mano alle tue non floride finanze,
porre
mano alle nequizie, alle speculazioni,
darti
una sistemazione. Perbacco, sei un filosofo Baruch,
non
sei un bolscevico o un frate cistercense.
Le
tavole dei potenti sono imbandite Baruch
e
la tua filosofia non può nulla contro la morte.
Sei
debole e vecchio Baruch e la tosse ti sgretola il petto.