Recensione: “Il sogno di Spinoza” di Goce Smilevski

Written by Foglio Spinoziano on . Posted in goce smilevski, guanda, recensioni

Il sogno di Spinoza di Goce Smilevski

Il fascino di Spinoza non riguarda solo la sua filosofia: chi, studiando le razionali proposizioni dell’Etica o gli audaci pensieri del Trattato Teologico-Politico, non si è mai chiesto dell’umano Spinoza? Quanti hanno letto nel tempo i pochi libri sulla sua vita, pubblica e privata, a partire da Colerus e fino a Nadler (per citare i due estremi forse più conosciuti) e hanno immaginato il Filosofo assorto nei suoi studi che guarda oltre la finestra della sua casa a Rijnsburg o gioca con i bambini della famiglia che lo ospitava o anche vendeva anni più addietro la frutta secca nel negozio del padre? Quando di un personaggio le notizie della sua vita stentano ad essere certe, quando i suoi amori, vizi, relazioni non sono supportate da numerosi documenti, ecco che nasce il mito ma in Spinoza il mito diventa più radicato, più attraente proprio perché l’uomo, Baruch prima e poi Benedictus, non era interessato agli agi e alle ricchezze, ad apparire, ad essere uomo pubblico: Spinoza voleva solo filosofare e tuttavia viveva come ogni altro essere umano; quindi fu un uomo, con tutte le caratteristiche dell’umano: laddove proprio egli scrivesse che dalle passioni non possiamo sfuggire e tenesse a bada le emozioni dannose preferendo quelle più positive, più giuste, la domanda di come le controllasse e quali fossero queste passioni tristi non può non sorgere fra i suoi studiosi. Goce Smilevski, giovanissimo autore macedone del libro di grande successo La sorella di Freud, pubblica Il sogno di Spinoza, romanzo interiore sul Filosofo olandese e, nella postfazione al romanzo, risponde a chi gli domanda perché egli abbia scelto proprio un personaggio con così scarne notizie che il fattore comune fra lui e Spinoza è stato la solitudine: nessuno può negare che Spinoza appaia solitario, felice magari nella cerchia dei suoi cari amici ma pur sempre solo. Accomunato da questa sensazione ha scritto il romanzo dalla parte dell’uomo più che dalla parte del pensiero, con tutte le caratteristiche dell’opera di fantasia su alcuni fronti e una ottima conoscenza storica e filosofica. Snoda attraverso numerosi fili che si dipanano dallo Spinoza bambino e successivamente dal giovane presentando i rapporti con la madre e il padre, i fratelli e la comunità ebraica, alcuni dialoghi interiori fra l’Autore (ma potremmo essere noi lettori mentre leggiamo) e Baruch, fino ad arrivare all’adulto e alla maturità. Dalla sua infanzia in cui i ricordi sono frammentari giunge alla sua giovinezza e all’incontro con Clara Maria, figlia di Van den Enden, della quale si è sempre supposto un interesse sentimentale. Clara Maria viene presentata come l’occasione per una “discesa” nel campo umano, per una possibilità di essere come gli altri, senza nulla di scandaloso e con alcune supposizioni audaci. Ruota tuttavia nel libro anche la figura di Joan Casearius, di cui un rapido accenno nell’Epistolario ce lo descrive come un giovane dapprima interessato a imparare la filosofia il quale poi diventa odioso al Filosofo perché non attento, “più amante della novità che non della verità”. Nel libro, Smilevski lo pone come antitesi “corporale” a Clara Maria che è invece il fattore “spirituale” e di cui ne rimane il ricordo per tutta la vita: questi due personaggi sono il cardine del romanzo quasi a significare che le due parti del vivere – il sentimentale e il corporale – sono la base della socialità. Diremmo quasi una relazione che va oltre l’amicizia quella che viene descritta per Joan Casearius, il quale morirà nelle Indie come botanico. Accenni poetici per entrambi e pagine dense di emozione, di immagini e figure (una fra tutte quella del Re di Francia in una curiosa scena che evidenzia la fermiva immaginazione dell’Autore e in cui probabilmente ci sarà di storcerà il naso su questa presentazione così romanzata ma viva. Ne emerge uno Spinoza finalmente dinamico, sicuramente opera di fantasia ma umano nella massima parte. Probabilmente aumentando ancora di più la forma del suo mito. Infatti siamo poi così sicuri che Spinoza sia stato così arido di affetti?

Goce Smilevski, Il sogno di Spinoza

Ugo Guanda editore, 2014

ISBN 978-88-235-0348-9, pagg. 191, 17 Euro

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