Due
articoli di Paolo Zizi
a) Spinoza in Schelling
Per Schelling, se la "scienza"
è il potere di unificare la molteplicità sotto un principio
dato, deve allora esserci una scienza della scienza, "la quale non lasci
nulla fuori di sé" e questo evidenzia l'assunzione dell'Assoluto
incondizionato concepito sotto l'influsso di Spinoza.
L'Assoluto è oggetto
diretto di esperienza e di intuizione. Lo "spinozismo" di Schelling dimostra
che ha ripensato criticamente il Dio della tradizione teologico-pietistica
e quello della speculazione kantiana. Con la parola Dio, Schelling
non intende la stessa cosa che intendeva Kant.
Dio era per Kant il concetto
tradizionale che esige la religione, un oggetto della metafisica, ma non
il suo centro. Per Schelling Dio è il centro stesso della filosofia,
è il soggetto, è l'incondizionato che è Sostanza,
l'Io è l'unica sostanza.
Spinoza aveva pensato,
quindi, già prima quel concetto originario della sostanzialità
in tutta la sua purezza e riconobbe che a fondamento di ogni esserci deve
stare un essere puro e immutabile; a fondamento di tutto ciò che
nasce e muore, qualcosa che sta per sé, "nella quale e per la quale
sarebbe giunto all'unità dell'essere, tutto ciò che avesse
l'esistenza".
E' proprio in questa
profonda aspirazione all'unità che ha origine la rinascita spinoziana.
Il primo che considerò "con piena consapevolezza spirito e materia
come una cosa sola, pensiero ed estensione come modificazione dello stesso
principio, fu Spinoza".
Il suo sistema fu la
prima ardita concezione di una immaginazione creatrice, che ricomprese
immediatamente il finito nell'idea dell'infinito, concepito puramente come
tale, e riconobbe quello in questo.
NOTE:
Schelling, Ueber die
Moglichkeit, cit. pp. 48-49 e 52
Reynaud, Introduzione
Schelling, Vom Ich,
p. 118
Schelling, Werke,
trad. G. Preti, L'empirismo filosofico e altri scritti, Firenze, 1967
b) Struttura metafisica spinoziana in Schelling
In Schelling è
garantita la "coincidentia", anzi la "connexio" come l'ha pensata Spinoza
tra ordo idearum e ordo rerum, per cui il finalismo di Schelling è
un finalismo universale, il quale nega ogni singolo fine particolare, la
cui posizione sarebbe dovuta solo a una ingannevole conoscenza della realtà:
la corrispiondenza alla negazione spinoziana della contingenza del mondo
è chiara.
Infatti nei Cogitata
Metaphysica, Spinoza sostiene che è causa dei limiti e delle
deficienze dell'intelletto umano che noi concepiamo le cose contingenti.
In realtà se tutte le cose sono causate da Dio, tutto è necessario.
Il parallelismo è fondamentale come nella filosofia di Spinoza.
La contrapposizione tra lo
spirito invisibile e lo spirito visibile;
tra l'intelligenza libera e l'intelligenza irrigidita; tra la natura
viva e la natura spenta conferma la derivazione del sistema metafisico
di Schelling dal filosofo di Amsterdam.
In Spinoza il parallelismo
aveva una certa coerenza all'interno della sua struttura metafisica, dove
l'unità degli attributi non è quella di tutti gli attributi
in uno di essi, bensì di tutti nella Sostanza unica, che essi costituiscono.
Per Schelling spirito
e natura pur essendo due momenti della stessa attività si inscrivono
nel sistema di Spinoza a dimostrazione che egli converte il processo spirituale
in una sostanza che dialetizza l'essere natura dello spirito e l'essere
spirito della natura. L'approfondimento della conoscenza dell'opera di
Spinoza, non è propria solo a Schelling: "Lavoro ad un'etica al
modo di Spinoza; essa deve porre i prncipi più elevati di ogni filosofia,
nei quali si congiungono la ragione teoretica e la ragione pratica". Così
scriveva Schelling nella "Briefe von und an Hegel".
NOTE:
Spinoza, Ethica,
P.II, prop. VII
Spinoza, ib., P.I, prop.
XXIX
Spinoza, Cogitata
Metaphysica
Schelling, Lettera
a Hegel del 6 gennaio 1795