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Recensione: L’unità del corpo e della mente di Chantal Jaquet

Written by Foglio Spinoziano on . Posted in blog

Sicuramente non c’è studioso di Spinoza il quale non si sia cimentato con l’annoso problema del rapporto mente-corpo, posto in essere soprattutto da Cartesio. Tuttavia, mentre per quest’ultimo la mente è unita al corpo attraverso la famosa ghiandola pineale, nel pensiero spinoziano mente e corpo sono una unità non vista come separazione della cosa pensante e della cosa estesa ma un individuo ora in una e ora nell’altra. Chantal Jacquet nel suo libro L’unità del corpo e della mente. Affetti, azioni e passioni in Spinoza (Mimesis edizioni) si pone il problema però del come si articoli questa unione e di come si rapportino tra loro la mente e il corpo e svolge questo arduo compito prendendo in esame almeno cinque aspetti fondamentali dell’argomento. Il primo aspetto è la definizione del problema stesso e smonta pezzo per pezzo il concetto di “parallelismo” in Spinoza: concetto nato presumibilmente a posteriori da Leibniz e ripreso nei secoli successivi per spiegare che, se per Spinoza la mente e il corpo sono una unità vista ora sotto il modo del pensiero ora sotto quello dell’estensione, non giustifica il termine poiché sembra quasi che i due modi viaggino tra loro separati ma non si qualifica allora l’essere umano che da questi è composto: il parallelismo cioè terrebbe conto, come termine, dell’aspetto della non-inerenza dei modi ma metterebbe da parte l’unità dell’essere. L’Autrice preferisce il termine “uguaglianza” (aequalis) per mettere in risalto l’equivalenza tra la potenza di pensare e la potenza di agire: l’una non limita l’altra, anzi esprime in egual misura un modo dell’attributo del pensiero – la mente – e un modo dell’attributo dell’estensione – il corpo -. Il secondo aspetto dell’analisi nel libro è il confronto ovviamente con Cartesio: ben celebre la Prefazione alla Parte Terza e ancor più quella della Parte Quinta dell’Etica. La confutazione della ghiandola pineale è elemento di rottura con la filosofia cartesiana: laddove Spinoza potrebbe essere d’accordo con Cartesio sul fatto che le azioni dipendano dalla mente, in senso assoluto non si troverà mai d’accordo nell’affermare che le passioni dipendano dal corpo o, al massimo, Spinoza potrebbe concedere a Cartesio che l’anima ha un potere assoluto sulle sue azioni o sul loro governo, ma non ammetterebbe mai che l’anima possa comandare attraverso la mente lo stesso corpo o viceversa. Nel capitolo in questione è interessante notare molte concordanze nell’elenco degli affetti soprattutto tra l’opera Le passioni dell’anima e l’Etica ma viene sottolineata ovviamente la notevole differenza tra i due filosofi: nessuna sede dell’anima, nessuna volontà libera che possa modificare mente e corpo, molte differenze tra l’enumerazione degli affetti e soprattuto l’intento di Spinoza che non è quello di elencare gli affetti come invece fa il Filosofo francese ma dare delle indicazioni su di essi per avere come obiettivo finale la liberazione dalla loro schiavitù. Il terzo aspetto riguarda, nella struttura delle opere spinoziane, soprattutto se ci siano analogie tra il Trattato Teologico-Politico e l’Etica. Escludendo per il momento il Breve Trattato (le cui analogie verranno prese in esame brevemente nell’ultima parte del libro), come sappiamo solo nell’Etica troviamo la trattazione completa degli affetti e tutto quel che ruota attorno ad essi mentre nel TTP ci sono riferimenti soprattutto nella Prefazione: in essa Spinoza prende in esame il comportamento degli uomini riguardo le circostanze esterne e spiega perché sono in preda alla superstizione. Da ciò deduce un insieme di affetti che non sono coincidenti al trittico conatus-laetitia-tristitia contenuto nell’Etica. Questo perché il Filosofo prende in esame (e fa predominare) le cosiddette “passioni tristi” e quindi l’odio, il timore, l’ambizione. Come dirà saggiamente l’Autrice “l’amore è il grande assente” nel TTP, probabilmente perché Spinoza lo annovera nell’insieme degli ideali non solo cristiani ma raramente messo in pratica dagli uomini. Non è definito nell’opera il concetto di affetto ma lo si può dedurre per capire se questa differenza con l’Etica sia soltanto di metodo oppure ha di suo un cambiamento di rotta nel modo di vedere del Filosofo. C’è in effetti un problema di esistenza delle stesse azioni nel TTP, tuttavia compare nelle due opere l’amore di Dio che in quest’ultimo prevale su tutto ma non viene visto come affetto attivo: l’attività e la necessità che la ragione prevalga su questi non viene affrontata nel TTP. Non è presente infatti il dualismo azioni-passioni ma probabilmente perché l’opera mette in risalto, attraverso il discorso politico, l’appetito e il desiderio come estranei alla ragione. Nell’Etica invece il concetto di appetito esprime la stessa essenza attuale dell’uomo ed è lo sforzo che permette di perseverare nel proprio essere in quanto è riferito al corpo e alla mente. E qui si giunge al quarto aspetto dell’analisi del libro della Jaquet: quale definizione di affetto nell’Etica? Qui Spinoza, differentemente dal TTP, sostituisce i termini “emozione” o “passione” con “affetto” e questo mutamento terminologico riflette un arricchimento rispetto alla concezione cartesiana: anziché una disposizione dell’animo e riprendendo altresì sia dalla tradizione romana (vedi Cicerone) sia dal termine tecnico medico riguardo l’affezione del corpo, Spinoza compie il salto filosofico del termine comprendendo i due aspetti – mentale e fisiologico o fisico – unendoli in uno solo. Qui sta il nucleo della novità spinoziana: “affetto” designa due cose: una mentale e una fisica, modo del pensiero e modo dell’estensione. L’Etica propone due definizioni del termine affectus nella parte Terza: il primo contenuto nella definizione 3 ([…] le affezioni del Corpo con le quali la potenza di agire dello stesso Corpo è aumentata o diminuita, favorita o ostacolata e, simultaneamente, le idee di queste affezioni) e l’altro alla fine di tutte le Proposizioni come Definizione Generale e come introduzione dell’elenco degli affetti che chiude la Parte Terza e introduce la schiavitù dagli affetti della Parte Quarta (l’Affetto, che si dice Patema dell’animo, è un’idea confusa con la quale la Mente afferma una forza di esistere del suo Corpo o di qualche sua parte maggiore o minore che in precedenza e, data la quale, la stessa Mente è determinata a pensare questo piuttosto che quello). Ora, ci sono differenze tra queste due definizioni e nella prima l’avverbio simul è fulcro e struttura del pensiero spinoziano a riguardo. Ma le differenze tra le due definizioni perché Spinoza le avrebbe concepite? In realtà, dice la Jaquet, la seconda definizione, che non introduce le azioni ma solo le passioni nell’affetto, sembrerebbe appunto quella introduzione alla Parte Quarta di cui Spinoza tratterà subito dopo; d’altronde Spinoza stesso introduce come Definizione Generale degli Affetti e l’aggettivo generalis “indica che si ha a che fare con una definizione razionale e non intuitiva degli affetti”. L’ultimo aspetto nel libro riguarda a questo punto gli affetti stessi: l’Autrice considera tre tipi diremmo “morfologici” – fisici, mentali e psicofisici – e di questo ne inizia a parlare nel capitolo dedicato proprio alla natura dell’affetto. In Spinoza i due modi sono sempre simultanei e, cercando di non compiere il piccolo errore di Damasioil quale, ad esempio, nella sua opera Alla ricerca di Spinoza tende spesso, dal punto di vista dell’analisi mentale, a far emergere la mente dal corpo – dal neurale al mentale (che Spinoza non ammetterebbe mai) -, ogni considerazione a riguardo deve sempre tenere conto delle due modalità. Riassumiamo la chiusa del libro con le parole dell’Autrice la quale, assumendo che la “perfezione umana si manifesta in sommo grado attraverso gli affetti fondati sulla ragione e sulla scienza intuitiva; essa si assottiglia al contrario in funzione della debolezza delle attitudini corporee, che trova il suo punto culminante nella morte”. La libertà umana consiste, secondo Spinoza, nella potenza umana dettata da affetti positivi, fondati sulla ragione, attraverso la fermezza e la generosità, i quali portano ad un affetto eterno che è quello dell’amore intellettuale di Dio.
L’unità del corpo e della mente. Affetti, azioni e passioni in Spinoza di Chantal Jaquet
Mimesis edizioni,  2014, 158 pp
978-88-5751-693-6
Euro  14 (sconto sul sito)

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